Sto traslocando... (anzi, oramai mi sono trasferita..)
Poiché...
La routine quotidiana è il tessuto su cui si annodano momenti di incantamento, momenti di disincanto.
Di solito stratificano nella mente, producendo impercettibili variazioni.
Questo (http://giornifelici.splinder.com) è un tentativo di farne memoria. Quando ce la si fa.

Chi possiamo aiutare, da chi siamo aiutati.
Ci voleva una camminata in una galleria ferroviaria nella notte.
E un uomo che conosco poco, che si ricordasse di me e verificasse che anch’io c’ero, che mi aspettasse. Intanto che camminavo sola in questa galleria scura, pensandola come metafora della mia vita, di cui non so mai dove mi conduce.
Allora questo inaspettato che interviene, che soccorre e sostiene.
Non scegliamo. Né che ci aiuta, né chi possiamo aiutare.
Ricordo tanti anni fa, il giorno di Pasqua, la telefonata di una conoscente, incrociata in un corso.
Due ore ad ascoltare tutto quel che c’era da ascoltare. Un grazie alla fine. Poi, mai più sentita.
Ricordo un uomo che si ferma accanto a me, mentre osservo da troppo tempo il lago. Mi guarda e basta. Poi si allontana.
Ricordo un uomo che ancora oggi conserva qualcosa che gli ho regalato quando avevo 20 anni. Inconsapevolmente. Qualcosa che per lui era vitale e che l’ha sorretto.
Ricordo lo stesso uomo sedersi accanto a me durante un dolore grande. E dire pochissime parole.
Ricordo la parrucchiera che parla, parla in tondo, sperando che io capisca cosa ha bisogno di sapere. E girando in tondo, facendo finta di parlare di astrologia, le si dice esattamente cosa aveva bisogno di sentire.
Ricordo e non scorderò mai la ricerca di un albergo a Berna, la notte dell’11 novembre dell’88.
Ricordo tutte le volte che ci sono state delle amiche, che erano lì, quando occorreva. Senza che l’avessi chiesto.
Ricordo tutte le volte che avrei voluto che proprio lui, che proprio lei, venisse in mio soccorso. E non è quasi mai accaduto.
E so d’altra parte che il patto di solidarietà va continuamente rinnovato, non può essere dato per certo, per scontato.
Ricordo che si costruiscono intese non con ragionamenti, ma con percezioni di sintonie spesso inspiegabili. Che non hanno parole di spiegazione, di giustificazione.
Ricordo che le cose e le relazioni prendono pian piano la loro forma. Che a volte abbiamo intravisto a ragione, ma la troppa fretta ce le fa guastare.
Ricordo che ho pochissimo senso dell’orientamento e scarso senso del pericolo (non perché coraggiosa, ma fondamentalmente un po’ tonta) e per fortuna non mi sono mai persa. Ma fatto fatica tanto, si.
So che se qualcuno mi chiede un parere, un aiuto, non sarà necessariamente quella persona che potrà contraccambiare. A volte accade, ma spesso sono altri che ridanno con altre mani, con altri sguardi. E so anche che a volte le persone sono contente di aiutarti. C’è una generosità anche nell’accogliere l’affetto altrui.
Ricordo che gli incontri non si decidono, che i sorrisi e il calore sono un regalo. Non dato perché siamo buoni o intelligenti. Che se no, cosa vuol dire, che se non li riceviamo non siamo né buoni né intelligenti? Semplicemente i regali non c’entrano con la bontà o con l’intelligenza.
I regali sono gli ospiti inaspettati. A volte ci siamo dimenticati di avere la tavola pronta a riceverli.
So che se non hai avuto madre e padre, perché non hanno saputo, o potuto esserlo, potrai incontrare altre madri, altri padri. Che la biologia è una cosa, le affinità sono altre.
So, ho capito che dovrò aspettare ancora tempo, sapendo come ieri sera in galleria, che il tempo è dentro la montagna, e io non lo posso cambiare.
Ma può accadere che qualcuno ti chiami e dica: Sei tu?? Sei tu? Vieni dai…
E forse è una risposta, forse no.
Riprendo dal blog dell'amica Mirella, questa citazione: che mi fa bene mettere ancora oggi. per non scordare, per continuare:
Nando Dalla Chiesa
HO VISTO
"Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l’11 settembre.
Di corsa, per onorare con il nostro lavoro - così ci venne detto - i morti di New York. Ho visto la commissione
giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.
Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l’imposta di successione
sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio
alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.
Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo. Ho visto
sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare "vacca" e "gallina"
Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.
Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.
Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza
precedenti.
Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall' infarto per l’indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di far perdere tempo.
Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari. Ho visto rifare mezza Costituzione, come niente, da personaggi senza storia.
Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del paese.
Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.
Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.
Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.
Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.
Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".
Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.
Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti. Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senatoalla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.
Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.
Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.
Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura. Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.
Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.
Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.
Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l'impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni.
Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia."
Nando Dalla Chiesa
(ringrazio Ettore Masina, che ne riferisce in data 9 aprile, nella sua "Lettera".
Traccia numero uno: il bosco di Colombina è poco sopra Meride, nella regione del Mendrisiotto...
Al pronto soccorso.
Dietro la tenda celeste,che separa i diversi lettini. Un uomo, parla col medico.
Io non posso andare a lavorare con questo ginocchio.
Si, ma lei , l'infortunio l'ha chiuso.
No, non sono stato io, è stato il suo collega.
Ma il suo infortunio è chiuso da un mese, come mai viene qui: questo è un pronto soccorso, dovrebbe andare dal suo medico curante.
Il mio medico curante mi ha mandato qui, ha detto che l'infortunio l'avete chiuso voi e dunque dovete guardare voi.
Io non posso riaprirle l'infortunio, questo non è caso di infortunio. Dovrebbe fare degli esami, andare dall'ortopedico e fare degli esami, l'ecografia, la TAC o altro, ma non posso io prescriverli, non sono uno specialista, un ortopedico.
Si, ma io non posso andare a lavorare, cosa faccio io sul cantiere con questo ginocchio, ho lavorato tre giorni poi non ho più potuto.
Se questo non è un infortunio l'assicurazione non copre, deve parlare con la sua ditta, chiarire.
Ma io cosa faccio, ecco, è solo perché sono frontaliero, e allora avete paura che io non sia coperto, che non abbia l'assicurazione.
No, mi spiace, anch'io sono frontaliero, anch'io sono italiano, solo lei deve andare da uno specialista. Non possiamo prendere tutti quelli che hanno un disturbo non urgente, se no.... Questo è un pronto soccorso, facciamo solo le urgenze.
Si, ma è qui che mi avete curato,
Si, quando lei era in infortunio, ma questo non è un infortunio. Dovrebbe andare da uno specialista, e farsi fare la ricetta per gli esami da fare. Così si può capire cosa ha il suo ginocchio.
Io con questo ginocchio non posso andare a lavorare.
Dovrebbe andare da un ortopedico, uno specialista, poi se vuole può venire qui a fare gli esami.
Ma gli esami non li potete prescrivere voi?
No, non siamo specialisti, noi siamo un pronto soccorso, interveniamo solo per urgenze.
Ma l'altro medico ha chiuso l'infortunio.
Di solito è il medico curante che chiude l'infortunio.
Si, ma il medico mi ha detto di venire qui, perché è qui che mi avete curato per primi.
Dovrebbe andare da uno specialista, così si vede se è un caso di infortunio o "malattia".
E ma io non so se la ditta copre, devo andare dalla segretaria.
Si sarebbe meglio.
Dunque non può farmi una tac, qualcosa per vedere?
No, noi non possiamo prescrivere questi esami, occorre che sia uno specialista, dovrebbe andare da uno specialista.
Va bene, domani vado dalla segretaria e vedo cosa mi dice.
Halina, 4 anni, mi guarda con affetto da due. Magrettina e fragile (si è già rotta una gamba a un anno, cadendo con la mamma dalle scale). Quando passo mi sorride (bé, voi lo sapete già che è a Iorandui che sorride, naturalmente). Un giorno mi ha visto scendere le scale carica di borse. Si è allontanata dalla mamma e mi ha aperto delicatamente la porta. Solo sorridendo.
Ieri mattina mi guardava dal vetro della porta d'entrata, mentre facevo manovra con l'auto. Mi ha fatto ciao con la manina. Sorridendo.

Ho aperto questo blog verso fine giugno 2003 e, a parte i passaggi dell'amica Pangea (a quel tempo senza blog), le mie prime visitatrici sono state Kaos e Redwitch . Entrambe bravissime coi template, avevano un delizioso blog a gattini (ormai chiuso, ahimé) e raccontavano storie buffe di vita quotidiana. Contemporaneamente passava a trovarmi Marcello. Poi è arrivata Mamasita (sparita), poi Il Viandante, poi Paolo Galloni. (il racconto del signor Dite è il primo che ho letto). Da Paolo ho incontrato Fatos, Bad, e Justannie...
Il primo raccontino che ho scritto era del 2 agosto 2003:
Melusina ha perso un po' di esercizio. Una volta se ne andava sola (senza sentirsi sola) nella foresta e pian piano nascevano molteplici storie del mondo.
Poi... si è distratta, invece di inventare storie ha letto di narrazioni.
Ma occorre ricominciare a raccontare una storia per ogni oggetto che ci circonda.
Per esempio, la storia di quel quaderno cui ho tolto le pagine l'altro ieri. È un quaderno verdino, con su i gigli di Firenze (tipo Pigna, diciamo). Intanto se ne sta seduto vicino al mouse, un po' di traverso. C'è una penna (di mio figlio... lascia sempre tutto in giro) appoggiata sopra. E un foglio bianco anche lui di traverso (ma non c'è niente di diritto su questa scrivania?). Chissà come è arrivato lì. Ma non divaghiamo, torniamo alla storia del quaderno verdino. Gli ho tolto i fogli perchè raccoglievano scritti che andavano catalogati da un'altra parte. Dunque SSSTRRAAPPATI. Ma il quaderno, seppure senza anestesia non ha sentito niente. E si tiene, dall'altro lato (verso le pagine finali, per intenderci) un mazzetto di fogli (a quadretti, 5mm, che così si scrive meglio) quasi liberi... Sono... vediamo: otto fogli in semilibertà: il loro destino è ancora incerto: collegati al quaderno ancora per poco... potranno andarsene per usura, pian piano.. O tutto d'un colpo, per un impulso, per seguire un progetto istantaneo (o dell'istante? Non so).
Si consultano a bassa voce (credono che io non li possa sentire). Il foglio Cinque se ne sta silenzioso... cosa fa, con in quadretti socchiusi? Sogna... di essere un cappello da pittore (imbianchino, quello delle pareti, non il PITTORE-ARTISTA che di solito mette cappellini di ben altra natura) Dunque un cappellino da pittore per proteggersi dalle gocce di vernice, che cadono quando si dipingono le pareti ( e soprattutto i soffitti, provare per credere). Un pittore non qualsiasi quello sognato dal foglio Cinque: un pittore che sa fare le decorazioni alle pareti. Sapete, quelle specie di greche che decoravano una volta le stanze. Che ogni libricino o rivista di FAI da TE indica come attività facile, pur richiedendo pazienza e precisione. Ma se richiede pazienza e precisione... è davvero Facile? E allora cosa è Difficile? Mmmm meglio non fare domande, foglio Cinque, potresti fare brutta figura. In ogni caso, proprio oggi foglio Cinque si vede picchiettato di macchioline verdi: cadono da una moltitudine di foglie delicate sul soffitto... Le guarda estasiato e... di colpo arriva la bimba con le trecce... ruba il cappellino al pittore (lui se ne farà un altro con il foglio Quattro) e se lo mette in testa. Ed eccoli lì: la bimba con trecce e foglio-cappellino verdino che se ne vanno a spasso... finchè Vento non li separi...................
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un’apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L’ ho dietro di me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
E mi solleva da sotto.
Perfino le montagne più alte
Non sono più vicine al cielo
Delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n’ è più La talpa è al settimo cielo
Che in un altro
La nuvola è schiacciata dal cielo
Inesorabilmente come la tomba.
Come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
Cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
Perfino nel buio sotto la pelle.
Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.
La divisione in cielo e terra Miei segni particolari:
Non è il modo appropriato
Di pensare a quella totalità.
Permette solo di sopravvivere
A un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
incanto e disperazione.
(Wislawa Szymborska)