martedì, 30 settembre 2003,22:37

7) Iorandui
Non è stata la cugina (Sfirziola) di Iorandui a spiegarmi le cose ma uno dei suoi ragazzini. Anzi ad essere precisi ci si sono messi in due, Leitus, di un'età approssimativa di 6 anni e Disentres di forse 4. La bambina è Leitus, per la precisione. Occhi celesti celesti e sguardo puntiglioso. Il suo compito era ed è tuttora quello di raccontare a Disentres le storie di famiglia. Lo fa tutti i giorni dalle 17.00 alle 18.00 di sera.
Converrete con me che naturalmente Leitus parla la lingua dei folletti. Come mi è stato possibile capire?
Bè, Leitus quando racconta prende dei sassolini e li dispone in terra un po' sparpagliati, chiudendo gli occhi. Poi li guarda con occhio attento e assorto allo stesso tempo e decide. Ce n'è sempre uno disposto in un modo particolare, di un colore attraente, di una forma curiosa e allora lo sceglie, lo prende in mano.

E cammina raccontando, nella sua lingua misteriosa. Guardandola capisco che sta impersonando questo e quel familiare. Potrebbe continuare per ore ed assorti nella musicalità delle sue parole si scorda di non capirne il significato. Ma Disentres è testardo e altrettanto puntiglioso. Ferma il racconto, fa ripetere una scena più e più volte, riprende le posizioni delle mani, del corpo e le interroga. Con brevi frasi sembra che dica: Così? Proprio così? O ha fatto in un altro modo? E poi? Fammi vedere bene...E io guardavo e ascoltavo, osservando personaggi che rivivevano frammenti della storia di famiglia. Una lei che era partita per un viaggio e ritornava solo ogni tanto, per farsi cotonare i capelli dalla sorella. Un giovane che aveva incotnrato il suo maestro all'angolo della strada. Gli si era seduto accanto e da lì non si era più mosso. Il vecchio antenato che aveva insegnato a tutti come si cucina la zuppa di ciriandose (Leitus che mostrava le movenze caute dell'anziano e i gesti di chi appronta una minestra). Di quando Sfirziola (l'avevo riconosciuta per l'accento, Leitus lo sapeva riprodurre benissimo facendoci morire dalle risa) aveva deciso di andare a lavorare da un fabbro e si era fatta uno splendido cancelletto per la sua veranda. Poi aveva smesso ed aveva deciso di imparare a maglia: in un mese si era fatta un cappotto. Che pendeva da tutte le parti, mi è sembrato di capire dai gesti eloquenti di Leitus.

È stata la volta di Iorandui quando all'attenzione di Leitus è apparso un sassolino con venature verdi su sfondo grigio. Ha ripreso il gesto della mano: dal cuore verso l'esterno e allora l'ho riconosciuto subito. Un sassolino che saltella nelle mani, che non sta fermo, mi racconta di una giovinezza irrequieta, di una voglia di toccare, assaggiare tutto quel che arriva. Un sassolino lanciato lontano mi parla di una partenza non scelta, di un viaggio improvviso. Un sassolino posato nell'erba mi parla di un incontro felice, di finalmente un luogo di serenità. Un sassolino posato davanti ad uno specchio rievoca il momento in cui Iorandui ha deciso cosa fare nella sua esistenza.Un sassolino rotolato in colori allegri e tristi, che quando si sposta produce dei segni, ecco che mi fa capire di chi erano i quadri in casa della mia amica.

O per meglio dire, i quadri non erano suoi ma i tratti casuali che li attraversavano, le piccole tonalità di luce, i segni sparsi qua e là... quelli erano suoi. Per quello che oltre la firma dell'autore ufficiale, si poteva notare (ma occorreva soffermarsi) l'altra firma poco appariscente: Iorandui appunto.




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lunedì, 29 settembre 2003,22:01
Dunque... Splinder da queste parti funziona a singhiozzo, come dice angelocesare, allora in attesa di riprendere la storia di Iorandui (che nei momenti in cui è opportuno si rifugia sull'alloro in giardino) vado a nanna, vi leggerò appena possibile. Kiss
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sabato, 27 settembre 2003,13:21
Cette samedi e dimanche Week End romantique... peu de blog ou presque rien. Vous êtes D'accord? Kiss
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giovedì, 25 settembre 2003,22:54
ve la lascio ancora un pochino... kiss
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mercoledì, 24 settembre 2003,23:13

Cadeau pour tous et toutes

 

Ogni caso  

                                             

Poteva accadere,

Doveva accadere,

E’ accaduto prima. Dopo.

Più vicino. Più lontano.

E’ accaduto non a te.

 

Ti sei salvato perché eri il primo.

Ti sei salvato perché eri l’ultimo.

perché da solo. Perché la gente.

perché a sinistra. Perché a destra.

Perché cadeva la pioggia. Perché cadeva un’ombra.

Perché splendeva il sole.

 

Per fortuna là c’era un bosco.

Per fortuna non c’erano alberi.

Per fortuna c’era una rotaia, un gancio, una trave,

un freno,

un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.

Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

 

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,

a un passo, a un pelo

da una coincidenza.

 

Dunque ci sei? Dritto dall’attimo ancora socchiuso?

La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?

Non c’è fine al mio stupore, al mio tacere.

 

Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

              
Wislawa Szymborska

 

 



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martedì, 23 settembre 2003,23:10

Dunque, come diceva una volta Kaos, sti blog sono una responsabilità (lei usa un linguaggio più colorito, però) Adesso che ho iniziato una cunta-telenovela, mi tocca portarla avanti (Kunda, dove sei? Help!!) Vediamo dunque di dare qualche dettaglio, a gentile richiesta:
6) Iorandui
Antantes fili mani pes è una canzoncina: la conoscete?? Antantus, fili mani cuccurus... (ripetere ab libitum)
Comunque non me l'ha insegnata Iorandui, che come ho precisato, è piuttosto silenzioso, e semmai la sua è una lingua con molte Akka e molte Ou e sillabe strane (non è arabo, via, se no non avrebbe gli occhi celesti), me l'ha insegnata sua cugina, dalla parte dei folletti (una folletta, nel senso che non erano molti). È una canzoncina che si canticchia alle ragazzine e ai ragazzini quando non vogliono lavare i piatti. Piuttosto che sentirla corrono subito a fare il loro dovere (se iniziata presto la mattina, può durare sino a tarda sera, dato che la folletta ha una tendenza alla persistenza, cosa che peraltro mi ha contagiato un pochino).
Difatti, quando è venuta a trovarci l'altr'anno si è portata canzoncina, ragazzine e ragazzini. Per fortuna folletti e elfolletti sono poco ingombranti. Solo fanno un sacco di vento quando passano. Ottimo peraltro quando si deve stendere il bucato: asciuga in un attimo. Ho provato a chiedere ai ragazzin folletti se mi davano una mano anche ad asciugare i capelli ma si sono rifiutati.

Comunque stavo dicendo che l'altr'anno è venuta la cugina di Iorandui e così mi ha raccontato un po' della vita del mio amico elfolletto. Non che io abbia imparato il follettese, é Sfirziola ad avere una certa propensione per le lingue. Parla a dire il vero, un po' come Eta Beta, lo ricordate? E come lui ha la mania della naftalina, la caccia dappertutto. Non la mangia però. In ogni caso non è stasera che mi inoltrerò nell'infanzia di Iorandui, e nemmeno nell'adolescenza e oltre.
Comunque il suo nome lo avevo scoperto prima: dalla firmasui quadri. L'unica cosa è che non ho mai capito come si pronuncia, io accento la terz'ultima sillaba, però non sono certa di fare giusto. Lui trattiene le risa quando lo chiamo per nome, ma non precisa... mah.
Kiss







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lunedì, 22 settembre 2003,21:50

5) Iorandui

Le prime volte in cui l’ho visto era solo di sfuggita: verso i 14 anni, nello sguardo di un amico con cui parlavo poco. Più avanti, incrociato nella folla: movimenti di qualcuno che sai d’avere già percepito, ma non ricordi dove. Lui impegnato altrove.

Poi ritrovato nei gesti di Abden, che sembravano così antichi. In seguito anni di silenzio, in cui rimuginavo solitaria, inconsapevole d’averlo perso perché inconsapevole d’averlo incontrato.

Infine un’amica di vecchia data me lo presenta. Anzi, per meglio dire, me lo indica. Un signore un po’ svanito, che mi sorride e parla quella lingua lontana. Leggo subito tristezza, sa che sta partendo e lascerà lì un padre da accudire, alla figlia.

Mi fa un cenno di saluto con quel gesto arabo che così facilmente mi tocca il cuore. Lo riconosco ora, ora me lo ricordo. Ci guardiamo brevemente, mentre lei prepara la tisana, mentre lui accarezza i nipotini, decidiamo insieme: se proprio deve partire, partirà con me. Il resto di sé, quella mente sempre più persa, avrà bisogno di cure.
Iorandui, l’elfolletto transita nella mia casa da alcuni anni, in attesa del suo nuovo incarico. Intanto fa esercizio di presenza. Di esserci intendo. In certe giornate dipinge ancora, con le mani (non ha più bisogno di pennelli, di tele) paesaggi delicati e un po’ freddolosi. Allora so che ha nostalgia della sua terra. Altre volte tratteggia con linee leggere visi di persone incontrate. Gli ho lasciata libera tutta una parete della sala (poi le amiche, gli amici si chiedono ancora perché sono così scarna di quadri).

Ma la cosa che preferisce è proprio andarsene a spasso, curiosando negli sguardi, per vedere chi lo nota. Anche oggi un bimbetto con lo sguardo stupito. “Come si chiama?” ho chiesto di nuovo “Giacomo”. Buffo, avremmo detto si trattasse di una bimba. Però aveva un piglio deciso, proprio da maschietto. Iorandui ridacchia: se avessero detto un nome di bimba avrei notato la fossetta sulle guance? Così deliziosa? Distraggo la madre mentre Giacomo mi guarda intento. L’elfolletto indugia.

Iorandui.. è già ora di partire? No, non ancora si direbbe. Un piccolo schiocco di dita, si infila le mani in tasca e canticchia: antantes…


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domenica, 21 settembre 2003,23:47
4) Iorandui
Se ne sta sovrappensiero con gli occhi. Le mani invece si trastullano con il bordo della poltroncina che tengo in camera. Siamo stanchi (io stanca, lui stanco: come si farà il plurale in un linguaggio rispettoso delle Pari Opportunità?). Sono un pochino triste, e quando si è tristi le riflessione prendono sempre il loro corso consciuto: perdita di senso, impressione di non essere capita, a causa di un paio di episodi di questa giornata. Respirare a fondo. Cosa ne pensi Iorandui? Tace e vorrei che il suo silenzio mi abitasse la mente, ora. Che fatica distaccarsi dai pensieri pensierosi, dalla mente che vuole sempre elucubrare, capire, trovare soluzioni immediate. Desiderio di decidere qualcosa che tolga quest'impressione di sospensione, di incerto, di camminare avendo perduto di vista la traccia. Una volta avevo spiegato ad una bimba che la paura è come quando ti trovi nella nebbia: non vedi più niente e vorresti correre avanti per disfartene. Ma se si sta fermi la nebbia se ne va pian piano da sola e finalmente si ritrovano i paesaggi conosciuti. Aspettiamo dunque, con Iorandui, che accenna ad un leggero sorriso.

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sabato, 20 settembre 2003,20:41
Non sono stata qui, ma questo sentiero mi sembra così bello... E un pochino, il mio viaggio, ha corrisposto ad un pezzetto di sentiero ancora percorso. Appena possibile riprendo la storia di Iorandui, ora riprendo un po' di casa. Kiss.
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mercoledì, 17 settembre 2003,00:04

3) Iorandui
È come avrete capito una persona particolare. Non è che sia invisibile, secondo me, se si guarda bene lo si vede. Diciamo che è, malgrado tutto, uno che non si nota.
Un po' in là con gli anni (non ho mai osato chiedergli l'età, ma le rughe, i capelli bianchi bianchi e un certo incedere cauto farebbero dire... che appunto è un po' in là) Alto e leggermente curvo, magro con una tendenza a farsi crescere la barba (non è indolenza, mi è sembrato di capire che ha una pelle delicata) ora se ne sta seduto sul bordo del letto, pazientemente. Non parla. A dire il vero una volta parlava, una lingua strana, di paesi lontani. Refrattario ad imparare la mia, io completamente ottusa a comprendere la sua, ha poi deciso (credo) che coi gesti funzionava lo stesso. È comunque taciturno (pure coi gesti, intendo).
Da dove viene? Ha qualcosa a che fare con gli elfi, come sicuramente Kunda ha intuito. Ma non è propriamente un elfo. Non lo so da lui, ma tempo fa ho avuto modo di conoscere sua figlia. Così ho potuto ricostruire una parte della storia.

Nella sua famiglia, c'è un ramo elfico e un ramo della dinastia dei folletti. Il ramo elfico lo si vede benissimo dagli occhi celesti. Celesti. sottolineo, non azzurri, non blu. Celesti di quel celeste che non è gelido (lo conoscete immagino) ma in un certo senso, dolce. Che non penetra ma accoglie. Così guardandoli, gli occhi, ti puoi posare, puoi sostare.
Il ramo folletti naturalmente lo si riconosce nel sorriso. Che è il sorriso di uno che gli scappa un po' da ridere. Ma si trattiene. (credo si faccia delle grandi risate in segreto, per non offendere nessuno). Ora è seduto sul letto e aspetta pazientemente, che anch'io mi sieda e ripassiamo la giornata. Io racconto e lui annuisce. Sono arrabbiata e lui... incrocia le braccia: anche lui è arrabbiato. Sono triste e aspetta. Senza consolarmi. Lo sappiamo che passa, anche se io a volte lo scordo. Poi ci sono sere, come questa, in cui le cose, la giornata, in fondo è andata bene. Delle cose hanno funzionato come piace a me, con dolcezza e serietà. Con allegria. Ma non sono cose che si possono raccontare con le parole. È quando ci si sente interi e si è riusciti a far sentire bene altre persone. Però bisogna decantare. È in queste occasioni che Iorandui mi tiene la mano. Perchè la serenità è difficile da portare. Camminando a piedi e non di corsa.
(ed ora vado a nanna e domani parto per 4 giorni... in un posto che piace molto al mio amico elfolletto)






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