7) Iorandui
Non è stata la cugina (Sfirziola) di Iorandui a spiegarmi le cose ma uno dei suoi ragazzini. Anzi ad essere precisi ci si sono messi in due, Leitus, di un'età approssimativa di 6 anni e Disentres di forse 4. La bambina è Leitus, per la precisione. Occhi celesti celesti e sguardo puntiglioso. Il suo compito era ed è tuttora quello di raccontare a Disentres le storie di famiglia. Lo fa tutti i giorni dalle 17.00 alle 18.00 di sera.
Converrete con me che naturalmente Leitus parla la lingua dei folletti. Come mi è stato possibile capire?
Bè, Leitus quando racconta prende dei sassolini e li dispone in terra un po' sparpagliati, chiudendo gli occhi. Poi li guarda con occhio attento e assorto allo stesso tempo e decide. Ce n'è sempre uno disposto in un modo particolare, di un colore attraente, di una forma curiosa e allora lo sceglie, lo prende in mano.
E cammina raccontando, nella sua lingua misteriosa. Guardandola capisco che sta impersonando questo e quel familiare. Potrebbe continuare per ore ed assorti nella musicalità delle sue parole si scorda di non capirne il significato. Ma Disentres è testardo e altrettanto puntiglioso. Ferma il racconto, fa ripetere una scena più e più volte, riprende le posizioni delle mani, del corpo e le interroga. Con brevi frasi sembra che dica: Così? Proprio così? O ha fatto in un altro modo? E poi? Fammi vedere bene...E io guardavo e ascoltavo, osservando personaggi che rivivevano frammenti della storia di famiglia. Una lei che era partita per un viaggio e ritornava solo ogni tanto, per farsi cotonare i capelli dalla sorella. Un giovane che aveva incotnrato il suo maestro all'angolo della strada. Gli si era seduto accanto e da lì non si era più mosso. Il vecchio antenato che aveva insegnato a tutti come si cucina la zuppa di ciriandose (Leitus che mostrava le movenze caute dell'anziano e i gesti di chi appronta una minestra). Di quando Sfirziola (l'avevo riconosciuta per l'accento, Leitus lo sapeva riprodurre benissimo facendoci morire dalle risa) aveva deciso di andare a lavorare da un fabbro e si era fatta uno splendido cancelletto per la sua veranda. Poi aveva smesso ed aveva deciso di imparare a maglia: in un mese si era fatta un cappotto. Che pendeva da tutte le parti, mi è sembrato di capire dai gesti eloquenti di Leitus.
È stata la volta di Iorandui quando all'attenzione di Leitus è apparso un sassolino con venature verdi su sfondo grigio. Ha ripreso il gesto della mano: dal cuore verso l'esterno e allora l'ho riconosciuto subito. Un sassolino che saltella nelle mani, che non sta fermo, mi racconta di una giovinezza irrequieta, di una voglia di toccare, assaggiare tutto quel che arriva. Un sassolino lanciato lontano mi parla di una partenza non scelta, di un viaggio improvviso. Un sassolino posato nell'erba mi parla di un incontro felice, di finalmente un luogo di serenità. Un sassolino posato davanti ad uno specchio rievoca il momento in cui Iorandui ha deciso cosa fare nella sua esistenza.Un sassolino rotolato in colori allegri e tristi, che quando si sposta produce dei segni, ecco che mi fa capire di chi erano i quadri in casa della mia amica.
O per meglio dire, i quadri non erano suoi ma i tratti casuali che li attraversavano, le piccole tonalità di luce, i segni sparsi qua e là... quelli erano suoi. Per quello che oltre la firma dell'autore ufficiale, si poteva notare (ma occorreva soffermarsi) l'altra firma poco appariscente: Iorandui appunto.
Non sono stata qui, ma questo sentiero mi sembra così bello... E un pochino, il mio viaggio, ha corrisposto ad un pezzetto di sentiero ancora percorso. Appena possibile riprendo la storia di Iorandui, ora riprendo un po' di casa. Kiss.

