mercoledì, 31 dicembre 2003,11:33
Come augurio di Buon Anno una favola non mia, scritta da Barbara, una giovane partecipante ad un seminario sulle fiabe. Così bella che le ho chiesto di poterla utilizzare per la mia tesi. Così bella che ... mi pare giusto regalarvela. Abbracci e auguri di cuore.

La Donna del Catino

 

Benvenuti alla Fattoria dei Tutto Facenti.

 

Alla Fattoria dei Tutto Facenti nessuno può permettersi di starsene con le mani in mano : ognuno ha un compito o un lavoro da svolgere. C’è chi munge le mucche, c’è chi dà da mangiare alle galline ; c’è chi sella i cavalli e chi raccoglie le patate ; c’è chi chiacchiera sgranando piselli e chi scaccia le mosche dal pane appena sfornato.

 

Non è un ritmo frenetico, ma nessuno può riposarsi mai : mai chiudere gli occhi un istante, appoggiare la testa ad un cuscino, distendere gambe e braccia … no … non si può, perché tutti devono sempre fare qualcosa.

 

Tutti tranne uno. Non c’è persona infatti alla fattoria che non conosca la donna del catino … già, perché è l’unica che alla fattoria non fa nulla tutto il santo giorno. La donna passa il tempo a custodire un piccolo catino di metallo pieno d’acqua ; se ne sta seduta sulla sua sedia impagliata e fissa per ore il suo catino.

 

Alla fattoria si sa delle donna del catino, ma nessuno ne parla e nessuno si chiede troppi perché … anzi, a dire il vero, si sentono tutti un po’ a disagio quando qualcuno ricorda che la donna se ne sta lì beata e Nulla Facente.

 

Intanto le stagioni si rincorrono velocemente, gli abitanti della fattoria rincorrono le stagioni e gli anni rincorrono questi piccoli faccendieri. Fino a quando un brutto giorno un fortissimo uragano si abbatte sulla fattoria : le case vengono spazzate via in un baleno, gli alberi si capovolgono a testa in giù e gli animali scappano il più lontano possibile. Dopo che il vento ha portato via con sé ciò che poteva, gli abitanti, salvi per miracolo, escono timidamente dai loro provvisori ripari e dai nascondigli improvvisati e si ritrovano attorno al pozzo del cortile.

 

Sono tutti strabiliati nel vedere il pozzo ancora intatto dopo l’uragano e prima ancora che riescano a dire parola, dal pozzo si sente un intenso e inebriante profumo di schiuma e pigne verdi. Il profumo si dilaga rapidamente, sfiorando ascelle, pance e piedi degli abitanti che, presi da un irresistibile solletico, iniziano a ridere senza più controllo.

 

Si racconta che gli abitanti della fattoria risero per ore, per giorni e per anni. Seduta sulla sua sedia impagliata la donna del catino muoveva l’acqua con un bastoncino, creando un vorticoso mulinello ; questo movimento vorticoso spingeva profumo di schiuma e pigne verdi fuori dal pozzo.

 

Per secoli sembrava non avesse fatto nulla : in realtà custodiva profumi di ogni sorta per persone di ogni sorta e tutto il resto, attorno a lei, nasceva, si distruggeva e nasceva di nuovo.

(Barbara)


author: melusinach
category:
comments: commenti (24)(popup) | commenti (24)
sabato, 27 dicembre 2003,15:24

'tolo e Cereee, (continua, 2)
...mentre brancolava nel vuoto buio del sentiero dei Non So, 'tolo si chiedeva come avrebbe fatto a ritrovare la memoria di Leitus.
Di fatto non sapeva come si manifestava concretamente la memoria? Era un oggetto? Qualcosa da toccare, sentire o odorare? E quanto pesava? O era immateriale? Nel caso, se la trovava (se) come avrebbe fatto a trasportarla? Mah, chi lo sa, si diceva... Non so, non so, non so.
Almeno era sicuro di essere sul sentiero giusto. Sentiero dell'incerto che lo rendeva dubbioso, ma al contempo sicuro di essere nel giusto.
In fondo stava bene senza le abituali certezze... Senza i probabili "Io penso, io credo, io so"
Sentiva sciogliersi la muscolatura. Si stiracchiò. Pensando: "Beh, se sono giusto sul sentiero del non so, allora prima o poi qualcosa accadrà. O forse no?"
Comunque non gli pareva così importante.
Si mise a contare le dita dei piedi. Al buio. Poi quelle delle mani. Sempre al buio. poi decise che in fondo poteva sdraiarsi.

E si allungò per terra.... Tastando prima prudentemente il terreno con le mani.  Toccava qua e là... era insolitamente morbido ma al contempo dotato di una certa consistenza. Poi non era tutto uguale. A volte sembrava stoffa, a volte erba. A volte era come essere sdraiato sulla pancia della mamma quando si è piccoli.
Adesso che era sdraiato (supino o prono? decise per Prono, era una parola che gli piaceva di più) poteva anche sentire l'odore del terreno.
Era un buon odore. No, assolutamente non un profumo. Un odore che gli faceva venire un po' sonno a dire il vero. Un odore che lo rimandava indietro nel tempo. Odore di terra umida mischiato a vaniglia. Odore di cannella mischiato al profumo di... latte? E poi odore di calamaio, di macchie sulle dita. E odore di colori a tempera, di quando da bambino dipingeva nelle serate di noia. Odore di gas dei motorini (miscela, direbbero le persone precise) E odore di plastica tipico dell'impermeabile per i giorni di pioggia. E profumo della compagna di scuola. E puzza terribile, davvero terribile di quando era caduto nel letame... fresco (gli avevano precisato che se il letame fosse stato maturo... allora non avrebbe puzzato così tanto) 
Odori e ricordi scivolavano dentro di lui, lo traportavano lontano lontano. Ma al contempo gli facevano percepire la vicinanza di tutto, la concretezza di quel che aveva vissuto, di quel che desiderava vivere.
 
Pensando al suo desiderio 'tolo si addormentò. E sognò Cere (finalmente disposta a rispondere al primo richiamo) e se stesso. Insieme camminavano e un po' si guardavano, un po' guardavano il mondo tutt'attorno. Entrambi curiosi, entrambi felici di scoprire ogni giorno cosa sarebbe accaduto. Era un bel sogno, un sogno che lo rendeva felice, così felice da mettersi a ridere nel sonno.
Si svegliò ridendo e sobbalzando. Ma i sobbalzi non erano suoi.... accidenti.
Tutto intorno a lui tremava e sobbalzava. Anzi, se stava bene ad ascoltare gli sembrava di cogliere una grandiosa risata. Come un tuono di sottofondo che si avvicinava. Come un temporale estivo che si sfogava del troppo caldo. Come una montagna che ride.
Una montagna mobile per di più: quel che prima era terreno ora era salita. Sotto i piedi vuoto, davanti a sè terreno (o qualunque cosa fosse, non stava ferma) Si attaccò saldamente alla prima cosa che aveva sotto mano: una specie di anello ovale, nel quale poteva addiruttura infilare un braccio. Si fissò a quel punto, facendo in modo di poter reggere i sobbalzi che ancora scuotevano quella "cosa" su cui si trovava. Sempre
buio, il buio del sentiero del Non So, che non accennava a diminuire.
La montagna che ride si stava calmando: ora sobbalzava in maniera più regolare, più prevedibile.  Chissà cosa succederà? Non So, Non So, Non So, ripeteva la cantilena. Si rimise tranquillo a riannusare gli odori, ben fissato all'anello ovale, facendosi cullare dai ricordi:

Attento! gli disse una voce improvvisamente: "per un attimo mi vedrai, per un brevissimo istante, giusto il tempo per ricevere la memoria di Leitus"
'tolo era pronto ormai a tutto.... (sperava solo che la memoria non fosse troppo pesante).

Ed ecco apparve la montagna che ride: un grande, grandissimo gigante cui era aggrappato solo per un occhiello della camicia.
"Ecco, ecco! Prendi! In fretta in fretta!" E 'tolo si ritrovò in mano un gigantesco fazzoletto da naso, di quelli di una volta, con pure le iniziali ricamate : N. S. di Leitus, c'era scritto.
Prese il fazzoletto tra le braccia, lo strinse a sè (non era precisamente pulito, a dire il vero) ed il buio tornò nuovamente. E la montagna ridivenne terreno, e i sobbalzi non accaddero più.
Di nuovo fermo, con il grande fazzoletto fra le braccia. Inspiro-Espiro.Inspiro-Espiro.

Di colpo a casa di Sfirziola, come se non fosse mai partito. Consegnò il fazzoletto, fra le urla di gioia di Disentres. Pochi minuti dopo Leitus aveva ricominciato a raccontare le sue storie.

E 'tolo? Defilatosi con discrezione ora aveva solo bisogno di un attimo di Non So. Doveva ritrovarlo subito, subito.
Perchè lî aveva sognato cosa desiderava.

Kiss.  
























author: melusinach
category:
comments: commenti (20)(popup) | commenti (20)
sabato, 27 dicembre 2003,00:22

'tolo e Cereee, (continua, 1)
Era buissimo. Non freddo per fortuna. Un leggero soffio di vento arrivava ogni tanto.
Stava fermo, 'tolo.

Su ordine di Iorandui era stato un mese da Sfirziola, a darle una mano. Per fare cosa di preciso non aveva ben capito: ogni giorno c'era un compito diverso.
Primo giorno, portare fuori il Gatto (ok, il Gatto andava fuori da solo, ma lui doveva solo controllare che non facesse disastri... e vi assicuro che non era un compito da niente, dato che ogni giorno riusciva a far arrabbiare una vicina di casa, perchè passava sui balconi rovesciando vasi e rubacchiando restidi ghiottonerie qua e là). il giorno seguente aveva dovuto cucinare. Che ci vuole direte... Se lo disse anche lui finchè non scoprì per chi doveva cucinare: Per la Regina di Alice nel Paese delle Meraviglie! 'tolo cucinò tutto il tempo tenendosi una mano al collo (e la regina che urlava: "tagliategli la testa, tagliategli la testa"). Il 18° giorno (vi risparmio gli altri) gli toccò invece provare a consolare e curare Leitus e Disentres (li ricordate? i ragazzini di Sfirziola, Leitus bimba di sei anni che raccontava storie e lui, il fratellino di quattro che le ascoltava per ore) perchè Leitus aveva picchiato un gomito e da quel momento aveva perso la memoria.
Leitus strillava, strillava: "Ho perso la memoria, ho perso la memoria, oramai non avrò più futuro!!!" 'tolo pur commosso e dispiaciuto non riusciva a capacitarsi della disperazione di Leitus: cosa c'entra il futuro con la memoria? "C'entra, c'entra" singiozzava Disentres, "lo dice anche la Regina di Alice" : "la memoria lavora in due sensi: per il passato e per il futuro" (liberamente ripreso da Alice nello specchio), "dunque, niente passato... niente futuro..."..

Comunque, era per colpa della memoria di Leitus che 'tolo si ritrovava in quel luogo buio. Sforziola aveva affermato che per ritrovare la memoria occorreva percorrere il sentiero del Non So. Ma appunto non sapeva come arrivarci (se no, si sarebbe chiamato il sentiero dei "so" non trovate?). L'unica cosa che sapeva era che occorreva partire dal buio, ma buio per davvero. Allora 'tolo aveva camminato per almeno una stagione (forse, non sono sicura) per trovare il buio buio. Non particolarmente di buon umore (si diceva: qui io divento vecchio e finisce che a furia di servire Sfirziola e la sua tribù, io perdo per sempre Cereee).
Peraltro il buio era soppraggiunto per caso. Si era infilato alle sue spalle sottilmente, senza farsi notare. Esattamente nel momento in cui aveva pensato "non ce la farò mai, non credo proprio..." Si era seduto sconsolato ed ecco che di colpo il buio si era presentato.

Nero più della notte. Nel senso che il nero in fondo è anche lui un colore: si può dire: vedo nero... Invece 'tolo non vedeva proprio niente. Come se fosse stato senza occhi. Muoveva le mani di qua e di là... niente: vuoto e vuoto. Aveva tentato di fare un paio di passi... ma nel timore di cadere nel vuoto si era rassegnato quasi subito a stare fermo. Ed era come se anche dentro di lui fosse sceso il vuoto. Niente pensieri, niente ricordi.

NULLA.

Respirava. Inspiro-Espiro. Leggero soffio di vento. Tempo che passa e sembra stia fermo. Inspiro-Espiro. Nè caldo nè freddo. Inspiro-Espiro. Nessun rumore. Si tocca le orecchie per essere sicuro di averle ancora. Inspiro-Espiro. Odori? Nessuno pareva. Forse un odore di ... Mah, non so, si disse. Inspiro-Espiro. Non so.. non so, non so.

Non So??
Ecco, ci sono arrivato, ci sono arrivato al sentiero del Non So. Ed ora cosa devo fare? 
Non So... era l'unica risposta che conosceva. Inspiro-Espiro. Questa cosa è un bel dilemma... Sarà meglio dormirci sopra, suvvia...

Buona notte....









author: Deli
category:
comments: commenti (2)(popup) | commenti (2)
mercoledì, 24 dicembre 2003,16:37

Sapete... penso spesso al timore di Natale. Alle accuse di superficialità che lo circondano.
Eppure... oggi mi guardavo in giro prendendo a prestito per un po' la prospettiva antropologica.
Le commesse, il passante... la vicina di casa. Il collega e l'amica... La persona lontana che da tanto non senti.
Lo studente e la giovane che segui per il suo lavoro di diploma. Mia sorella e una vecchia amica.
Mio figlio (il più grande, non ve ne parlo mai.. ha 22 anni) che dopo anni di attacchi adolescenziali... ora mi parla con voce calma quando sente che sono nervosa (siamo in 11 a cena ... a casa mia, e io manco un po' nella dote di intrattenere).
Ebbene queste persone nell'attimo preciso in cui ti augurano Buon Natale.. lo fanno davvero.
Per un secondo, forse un microsecondo ti stanno dicendo, come ci diciamo da secoli, quando la notte è più scura e sembra non finire mai...

Buon Natale...!  Buona rinascita della luce!








author: melusinach
category:
comments: commenti (9)(popup) | commenti (9)
martedì, 23 dicembre 2003,22:55

Calendario dell'AVVENTO: 23 dicembre
In questi giorni mi sono ritrovata a dover risistemare i miei libri. Ho spostato in cantina (per fare spazio) i libri che davvero non vale più la pena di lasciare in giro. Lo spazio è rimasto poco comunque.
Spostando libri, ho ritrovato Alfonsina Storni, eccovi una sua poesia
In fondo al mare
c'è una casa
di cristallo.
A un viale
di madrepore
guarda.
Un grande pesce d'oro
alle cinque
viene a salutarmi.
Porta per me
un rosso mazzo
di fiori di corallo.
Dormo in un letto
un pò più azzurro
del mare.
Un polipo
mi fa l'occhiolino
attraverso il cristallo.
Nel bosco verde
che mi circonda
-din don... din dan-
cantano e si dondolano
le sirene
di madreperla verdemare.
E sulla mia testa
bruciano, nel crepuscolo
le irruvidite punte del mare.

(Alfonsina Storni, 1934)































author: Deli
category:
comments: commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 22 dicembre 2003,15:41

Calendario dell'AVVENTO: 22 dicembre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 



author: melusinach
category:
comments: commenti (11)(popup) | commenti (11)
domenica, 21 dicembre 2003,20:23

Calendario dell'AVVENTO: 21 dicembre

Prepariamoci al solstizio d'inverno:
Il mese di Dicembre segna le giornate più corte dell'anno: dall'inizio del mese al 22 (solstizio d'inverno) le giornate si accorciano di circa 1 minuto al giorno. Il 22 Dicembre ci concederà poco più di 9 ore di luce. Poi, dal 23, le giornate ritornano ad allungarsi molto lentamente, circa 3 minuti al giorno, ma l'effetto diventerà ben visibile solo alla fine di Gennaio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



In Italia, il Solstizio d'inverno 2002 avverrà nella notte tra il 21 ed il 22 Dicembre prossimi, alle ore 02:12.
Ma che cos'è un "solstizio d'inverno" e da dove scaturisce - nella nostra coscienza collettiva e/o nella nostra Tradizione culturale italiana e latina - il fascino e la naturale attrazione per quel fenomeno astrofisico? (segue...)







author: melusinach
category:
comments: commenti (7)(popup) | commenti (7)
sabato, 20 dicembre 2003,20:36

Calendario dell'AVVENTO: 20 dicembre

 

 

 

 

 



Una metà
della finestra
s’è spalancata.
Una metà
dell’anima
s’è mostrata.
Su, apriamo
anche l’altra
metà, anche
l’altra metà
della finestra!
M.I.Cvetaeva















author: melusinach
category:
comments: commenti (6)(popup) | commenti (6)
venerdì, 19 dicembre 2003,21:45

Calendario dell'AVVENTO: 19 dicembre
Oggi è il compleanno della mia amica ungherese Pálma. A lei regalo questa poesia (che ha trovato l'impareggiabile Sandra)
La Fiera dei miracoli

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:

l’abbaiare di cani invisibili

nel silenzio della notte.

Un miracolo fra tanti:

una piccola nuvola svolazzante,

e riesce a nascondere una grande pesante luna.

Più miracoli in uno:

un ontano riflesso sull’acqua

e che sia girato da destra a sinistra,

e che cresca con la chioma in giù,

e non raggiunga affatto il fondo

benché l’acqua sia poco profonda.

Un miracolo all’ordine del giorno:

venti abbastanza deboli e moderati,

impetuosi durante le tempeste.

Un miracolo alla buona:

le mucche sono mucche.

Un altro non peggiore:

proprio questo frutteto

proprio da questo nocciolo.

Un miracolo senza frac nero e cilindro:

bianchi colombi che si alzano in volo.

Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:

oggi il sole è sorto alle 3,14

e tramonterà alle 20.01

Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:

la mano ha in verità meno di sei dita,

però più di quattro.

Un miracolo, basta guardarsi intorno:

il mondo onnipresente.

Un miracolo supplementare, come ogni cosa:

l’inimmaginabile

è immaginabile

Wislawa Szymborska






author: melusinach
category:
comments: commenti (7)(popup) | commenti (7)
giovedì, 18 dicembre 2003,21:37

Calendario dell'AVVENTO: 18 dicembre

Prepararsi alla pace

Tradizione e formazione per una storia diversa
di CARLO GUBITOSA

"Teoria e prassi della nonviolenza; Evoluzione delle scienze tra guerra e pace; Filosofia della pace; Mediazione e conciliazione (corso avanzato); Sociologia dei conflitti e teoria della nonviolenza; Strategie di difese popolare nonviolenta. Quello che avete appena letto non è un elenco di esoterici seminari new-age organizzati da "fricchettoni" o no-global, ma sono alcuni degli esami da sostenere nell'ambito del corso di laurea in Scienze per la Pace dell'Università di Pisa, uno dei tanti atenei che da molti anni stanno studiando in modo scientifico gli strumenti alternativi all'ingerenza militare per risolvere i conflitti del mondo."
Tratto da un articolo apparso sull'ultimo numero di
Golem....




author: Deli
category:
comments: commenti (8)(popup) | commenti (8)