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Solo scivolando nel silenzio si può supporre di dire qualcosa? |
A volte parrebbe di sì |
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A volte |
…… |
Del prosequio della saga di Iorandui vi parlerò a giorni (con calma, sto facendo un lavoro a turni che... non aggiungo altro)
Però intanto mi va di inserire questo manifesto, che ha qualcosa che mi è sempre piaciuto. Kiss.
SOCIETÀ SUB ROSA
Fondazione d’arte e filosofia
E Noi sfondiamo il movimento…
Oltre il sipario la danza ha la maturità dell’uva,
la bellezza dello spirito sposa l’anima al corpo,
oltre il sapore dell’immaginazione ameremmo la vita:
e Noi sfondiamo il movimento…
oltre l’invalicabile, graziosa asimmetria
per la luce siamo nobiltà del diamante senza forma,
dinamica, sintetica violazione del tempo
oltre il rullio dell’impercettibile tatto ameremmo l’Armonia
e Noi sfondiamo il movimento…
divorando parole per orchestre inesplorate dal senso,
conoscendo noi come la sinfonia,
oltre il verde silenzio e prodigo di riflessi,
decifrando il chiaro di luna ameremmo la Frenesia:
e Noi sfondiamo il movimento…
oltre lo scenario dove il canto magnifica le geometrie
e l’irriducibile è un treno senza stazione,
osando maree ed accordi passanti a Groot Zundert,
dove per stanze il soffio è maestrale… ameremmo l’Arte
e Noi sfondiamo il movimento…
dagli eterni geli pronti all’Improvviso incendio,
come i due abissi, il pozzo e il cielo
tra noi contempliamo la Trasformazione
e la prima morte dietro la curva della salvezza non vista,
ad occhio e croce la Resurrezione!:
e Noi sfondiamo il movimento…
all’inizio delle stelle
cercando la più grezza, emancipata coscienza
noi cerchiamo e la trasformiamo per invenzione,
assettando la materia nella nuova opera:
e Noi sfondiamo il movimento…
la Memoria è fiamma al vento come seconda morte,
lasciandola mistero ispirante al pari del destino,
celebriamo la marcia dell’Istante, lento o breve,
verso il punto originale e di finale convergenza:
noi, la casa, il paese, la terra, le stelle e l’universo
siamo il Movimento!
Saga di Iorandui, puntata 19, serie ripresa
"D'accordo" disse 'tolo. "Hai fame. Pure io ho fame. Ora vediamo cosa potremmo fare. Sai cucinare?"
"No, non so cucinare, non so cacciare (guarda che fine ho fatto con te e Indo), ma quel che è sicuro è che ho una fame...!"
(disse evidentemente Ondorco)
"Bene: risolveremo anche questo", riprese 'tolo. E si mise a fischiettare.
"Non ti preoocupare Ondorco" Aggiunse dopo una bella mezz'ora di fischiettii che avevano portato quest'ultimo all'esasperazione.
"Stiamo arrivando al paese di Sfirziola non vedi?. Lì troveremo certamente lei ai fornelli. E allora saremo a posto."
"MMH". Grugnì Ondorco (secondo me questa cosa che gli orchi grugniscono è stigmatizzante. Non si potrebbe trovare un altro modo di nominare il loro modo di esprimersi?) "Spero solo che non ci dia di nuovo minestrone: Fame o non fame comincio a non poterne proprio più:"
Stai sicuro che no... Sfirziola è piena di sorprese, vedrai (intanto, siccome era vero che Sfirziola era piena di sorprese, 'tolo era un pochino preoccupato: l'ultima volta con la scusa che occorre aprirsi all'intercultura, gli aveva fatto assaggiare un arrosto di ornitorinco. Con tutto il rispetto per l'ornitorinco... ma... era disgustoso!)
E così, alle cinque della sera, arrivarono al paese di Sfirziola. 
Che stava cucinando??? Macchè!
Sentite, lo so che sono un po' noiosa, ma mica tutte le volte riesco ad essere minimamente intelligente e creativa, in fin dei conti ho una certa età.
Comunque se vi annoiate e volete sapere cosa preparava di cena... saltate le prossime 8 righe.
Del resto . se le saltate voi, le salto anch'io - io salto comunque più in alto di voi, cosa vi credete?-
Ok, le righe le abbiamo saltate - quando dico una cosa.. quella è - Ora vorreste sapere cosa ha dato di cena Sfirziola a Ondorco e 'tolo, entrambi affamatissimi, ma Ondorco di più?
Bisogna dire che il dilemma di Sfirziola (tra parentesi il mio, e appunto lo dico traparentesi) era che in questo posto, non si può mica dare da mangiare di tutto ad un orco. Vedo già lettori e lettrici inorridite all'idea di trucidare un pollo (futura gallina) o un caprettino (ve lo immaginate?). Altri tipi di carne susciterebbero le ire di animalisti convinti.
Insomma: occorre tenere presente la sensibilità dei lettori per decidere cosa fare di cena.
E Sfirziola in questo caso era abilissima (a parte la volta dell'ornitorinco)
E fece dunque l'unica cosa che la sua antenata di origine svizzera gli aveva sempre consigliato per tenere a bada gli orchi affamati:
RACLETTE!!! Tantissima e abbondantissima RACLETTE.
(ora, siccome il 90 per cento di voi, salvo qualche svizzero transfugo che non occorre che si cimenti, non sa cosa diavolo sia la raclette: potete provare a indovinare.
Senza barare! Ovvero niente guugle o chi per esso please. Chi indovina gliene tocca un pochino, se si porta il digestivo appresso).
KISS.
Saga di Iorandui, puntata 18, serie ripresa
"Volevo dire" esordì Ondorco, quando ormai erano in viaggio da un paio d'ore, lui e 'tolo.
"Si? Dimmi..." rispose l'altro.
"Ecco, volevo dire, non ti sembra che ti sia sfuggito un particolare?"
"E sarebbe?"
"Se (e dico se) non ti posso caramellare... mi dici
COSA DIAVOLO MANGIAMO DI CENA??"
...Ma verso il crepuscolo, se occorreva la sua visita, potevi osservarla nello spazio tra la candela e la notte...

... i suoi tratti si confondevano con i prati, col lago, con le foglie...
... Sina...

Ringrazio Melusinach per questa opportunità...
Per l'elaborazione sono state utilizzate foto personali e di Carl Moser.
Saga di Iorandui, puntata 17, serie ripresa
... in silenzio avanzava portando con sè l'odore del mare...
Come un sospiro venne percepita. Come un soprassalto nella notte. Che ti svegli e non è successo niente. Ma c'è stato un segnale.
In silenzio avanzava e il suono era come un fruscio di tamburi a fine nottata. Leggero e profondo.
Come una luce da sottolaporta si poteva intravedere. Mentre tutto il resto è buio.
Come un saltello di bambini che giocano a mondo. O a campana. Regolare e a tratti sospeso.
Come un gusto di vaniglia mischiato alla cannella e arricchito di pepe, solo un pizzico.
Come un granello di sale, quello che si butta nell'acqua della pasta. Come un granello di sale tenuto sotto la lingua.
Come il tocco di un gatto che si struscia ai tuoi piedi. Lo senti e già se n'è andato.
Come qualcosa di cui sei felice e già ne senti la mancanza.
(tu va me manquer dicono i francesi)
Arrivava con un incedere pensoso. La sentivi vicina e pur distante, assolutemente lontana.
Sguardi di infinita dolcezza attraversati da lampi. Echi di orrori.
"... sina. Sta arrivando ...sina" disse sottovoce Leptop.
...sina arrivava infatti. Tutti potevano intravederne nella penombra le forme.
Era l'ultima sera. Ondorco non si convinceva ad aprire gli occhi. A volerci vedere.
...sina gli avrebbe parlato? gli avrebbe fatto intendere ragioni?
E come..., con che parole, con che convinzioni. Adducendo quali motivazioni?
Guardare cosa? Perchè, Per chi?
Sempre meglio annusarla la vita. Che vederla davvero. Chiaramente. Precisamente.
...sina si intravedeva alla luce della candela. Non si poteva alla luce del sole. Lì i suoi tratti si confondevano con i prati, col lago, con le foglie.
Ma verso il crepuscolo, se occorreva la sua visita, potevi osservarla nello spazio tra la candela e la notte.
Capelli bianchi, in parte raccolti. Viso morbido quale solo le persone molto anziane possiedono.
Mani attraversato da solchi, segnate dalla ruvidezza della terra. Piedi infilati in scarpe leggere, che davano un incedere danzante.
Alta ...sina, nemmeno troppo piegata dal tempo.
L'abito l'avvolgeva nelle tinte marroni. Ma intorno frusci di altri tessuti richiamavano viaggi in terre lontane.
E nella mano destra alcune pietre luccicanti. Trasparenti cristalli di divinazione.
Tacque ...sina. Per diverse ore.
In silenzio rimasero 'tolo, ondorco, leptop e indo.
Lei aveva bisogno di abituarsi a loro. Loro avevano bisogno di prendere abitudine alla sua presenza.
Non potevano sop-portare subito quel che lei aveva da dire. Ci voleva tempo.
... sina dunque taceva e intanto intrecciava una cintura di raso.
Per farlo sfilava un filo per volta dai tessuti di ogni colore che illuminavano il suo abito.
E si faceva aiutare da ognuno a intrecciare, infilare, aggiungere, sistemare.
Finchè tutti furono avvolti nell'intreccio della cintura. E nient'altro sembrava più importante.
Ognuno scegliendo cosa meglio si accordava col filo precedente. Come fissare il filo al resto del lavoro.
...sina esordì, che era quasi mattino.
"Non hai bisogno di vedere se non vuoi, Ondorco. Se non te la senti.
Poichè vedere è un dolore terribile, che a nessumo mai vorrei consigliare.
Vedere tutto, nella sua crudezza.
Riconoscere l'occhio dell'assassino dietro lo sguardo indifferente.
Svelare la mano sordida che si aggira nei corpi innocenti.
Identificare la furia del potere nelle parole di coloro che fanno le cose "per il bene comune"
L'ebbrezza del godimento del proprio io davanti alla debolezza dell'altro.
L'ottenebramento della coscienza che rende gelidi i gesti, taglienti le parole:
Il vuoto che invade le il discorso e le azioni. Che copre con la sua fanghiglia giornate senza senso.
La brama del possesso, del sentirsi comunque migliore.
Il gusto dell'orgoglio e dell'offesa. I gesti della manipolazione."
"No" proseguì ...sina. "Non hai bisogno di vedere tutto questo"
"Perchè non potresti tollerarlo.
Non più ridere allegro per le battute di amici, per la natura che si svela nella sua bellezza.
Non più giornate serene, con tutto quel peso da portare. Ma solo orrore e angoscia per la vanità di tutto.
Ondorco era invaso dalla tristezza. Perchè ora pur non vedendoci, sentiva tutto quel che ...sina aveva nominato.
E non poteva sopportarlo. E non sapeva come fare.
"Occorre imparare ad aprire il cuore, per poterlo sopportare" proseguì ...sina.
"Come togliere il tuo elmo, Ondorco. Ma molto più difficile.
Perchè per poterlo sopportare occorre essere capace di accogliere la paura, il terrore e l'angoscia che germina in ogni orrore.
Facendo in modo che questa paura non germini nuovi orrori dentro di noi. Accogliendola senza difendercene.
Portandola e facendocene attraversare senza evitarla.
Sapendo dire di no, sapendo dire di si, sapendo dire non so.
Aprendo il cuore al dolore, per poter godere appieno della gioia.
"E dunque" concluse ..sina "Da oggi ci vedrai Ondorco.
Ma siccome il peso di quel che vedrai per intanto ti è intollerabile, dovrai abituarti a farlo poco per volta.
E il tuo compito, come scudiero di 'tolo, sarà di permettergli di aiutarti in questo apprendimento.
Dunque parti stamane. Molte cose ancora ti aspettano."
Così Ondorco si accinse a partire. Lasciando Leptop a custodire la caverna e Indo a fargli compagnia.
'tolo aveva preparato lo zaino e organizzato il viaggio. Per prima cosa occorreva andare dal vecchio.
Ad annunciargli la guarigione di Ondorco.
E la cintura di raso?
quella era per Ceree
Saga di Iorandui, puntata 16, serie ripresa
La cura alla congiuntivite di Ondorco richiese 4 settimane e un giorno:
una settimana per togliere l'elmo (se mai vi foste scordati di Ondorco: rieccovelo)

tolto l'elmo in effetti occorreva disinfettare un po' e il succo di limone veniva a proposito. Ma ci volle una settimana per riconvincere Ondorco ad lasciar fare altre cose ai suoi occhi.
Poi una settimana di impacchi all'avena, fiordaliso e camomilla. L'ultima settimana invece era quella col compito più faticoso: convincere Ondorco ad aprirli, gli occhi. Con tutto il tempo che non li usava, non poteva decidersi a guardare. Anzi, la cosa lo spaventava.
"E se non mi piace? "continuava a dire. "Magari guardo e quello che vedo non mi piace." "E allora? rRmango lì come un cocomero in mezzo ad un mondo di immagini che non posso sopportare... Ah, come si sta bene con solo odori e suoni. Ci si orienta benissimo..."
Ondorco non voleva sentire ragioni. A nulla valsero le blandizie di Leptop, di 'tolo. Persino Indo ci si mise.... Niente. Occhi guariti ma che non si volevano aprire.
Finchè l'ultimo giorno, quando quasi stavano per desistere...
(KISS)
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buona giornata...
