Saga di Iorandui, puntata 2 della nuova serie
Guardando meglio si vedevano un sacco di rane intorno alla ragazza. Lo stagno era relativamente piccolo (diciamo lungo intorno ai quattro metri e largo sette, giusto per gli amanti dei dati quantitativi) ed era sovraffollato di anfibi ed effimere (sapete, quegli insettini che vivono solo un giorno). Ai bordi vi erano degli ontani, e un lato aveva una piccola riva di ghiaia. Oltre alla ragazza... nessun altro.
"Dai... non avete caldo? E chiudete la bocca, che le effimere non sono buone da mangiare..." disse sogghignando Achiropita
(sono sicura che a qualche lettore questo nome non è nuovo. Inoltre che si chiamasse Achiropita lo si era scoperto qualche giorno dopo, ma non volevo tenervi sulle spine)
Ondorco aveva effettivamente caldo. 'tolo piuttosto sete. Era comunque il caso di fare una pausa. Bloccato con qualche pietra il carro che trasportava i libroni dei due, decisero almeno di accoccolarsi sulla riva, per vedere se si riusciva a capirci qualcosa, di quella ragazza.
Era un pomeriggio delizioso, un sole finalmente tiepido accarezzava il viso, un pochino di brezza facilitava la sonnolenza. Poi il cra-cra delle rane stava diventando quasi una cantilena, e la ragazza taceva.
Si addormentarono entrambi, di un sonno nutriente, abitato da elfi, fate e galline (sono insistente, lo so). Si svegliarono al crepuscolo.
"Il crepuscolo credo sia il momento migliore della giornata" esordì Achiropita.
Ondorco e 'tolo sobbalzarono, si erano dimenticati di lei.
Si sentivano benissimo ("giusto un po' di fame", pensò 'tolo. "solo che ci ho fame", pensò Ondorco).
La ragazza era sempre immersa nell'acqua. Delle ranocchiette giovani le saltavano intorno senza fare rumore (pochissimo). La salamandra sempre appisolata sul braccio sinistro. Cogitabonda cogitava.
"Ci siamo dimenticati di te, scusaci" esordì 'tolo. "Non è che avresti qualche cosa da mangiare?" precisò Ondorco, beccandosi un calcio negli stinchi da 'tolo.
Di nuovo la risata (come si fa a descrivere una risata allegra, rumorosa e liberatoria?) Achiropita rideva e le rane saltellavano.
"Certo che ho qualche cosa di cena... ma prima fate un bagno con me, dai, che mi sembrate proprio impolverati e stanchi"
Quanto alla stanchezza e alla polvere la ragazza non aveva torto, ma come scivolare nell'acqua senza imbarazzo?
"Poi quella lì, diciamolo, è nuda" sussurrò 'tolo al compare. Ondorco non si scompose: "Nuda lei, e noi si fa il bagno anche noi senz'abiti, cosa vuoi che sia?"
Detto da uno che non si era tolto la corazza da mesi, e che c'erano volute due settimane per togliergli l'elmo (purtroppo non ho sottomano foto di Ondorco senz'elmo) era quanto meno strano.
Fu la ragazza a toglierli dall'imbarazzo: con un guizzo si immerse e fece una nuotata più in là (vi prego non andate a verificare le misure dello stagno...) girando loro le spalle.
La tentazione era troppa. A questo punto sia 'tolo che Ondorco si liberarono dei vestiti e si lanciarono in acqua.
No, mica vero.
Ondorco entrò cautamente (era freddolosissimo senza armatura) per potersi adattare alla temperatura. A causa della sua massa, malgrado la lentezza le rane cominciarono ad agitarsi assai, e lo stagno si trasformò in un assordante gracidio.
'tolo invece non si decideva ad entrare. Quasi completamente svestito, se ne stava indeciso sulla riva a contemplare l'acqua e a controllare Achiropita che nuotava più lontano. Fu Ondorco che gli diede lo strattone decisivo e finalmente anche 'tolo era immerso.
L'acqua era fresca, non fedda. Verde come possono esserlo solo gli stagni in primavera avanzata. 'tolo e Ondorco cominciarono a giocarci, a rincorrersi, a spruzzarsi e a giocare con le rane. Dimentichi di tutto, nuovamente, in questo bagno inaspettato.
"Ecco, ora siete pronti per la cena" disse Achiropita.
Stavolta era fuori dall'acqua. In piedi sulla riva. Nuda.
'tolo chiuse gli occhi. Ondorco semplicemente non li aprì.
"Cosa pensate di fare; voi due?" Camminare con gli occhi chiusi potrebbe essere pericoloso"
Stranamente non c'era ironia, nelle parole della ragazza. Piuttosto un piccolo velo di tristezza.
Occorre osare guardare la bellezza.
Lasciarsene incantare.
Non nascondersela.
Non evitarla.
Era uno degli insegnamenti di Iorandui, si sovvenne 'tolo. Era uno degli insegnamenti di ..sina, si sovvenne Ondorco.
Dunque aprirono gli occhi.