domenica, 30 maggio 2004,11:48

l'ultimo numero di GOLEM s'intitola "I conti con la storia"
molto interessante, centra argomenti che interessano diversi di noi.
Per esempio:

Voyeur della banalità del male

Interminabili effetti dell'accadere

di IDA DOMINIJANNI

Lasciamo perdere il 2 giugno che sta per arrivare, il 25 aprile che è appena passato, gli anni Settanta che tornano capovolti a ogni pretesto. Su questi e altri momenti controversi della storia repubblicana è chiaro che non troveremo mai pace, non perché la memoria è divisa com'è inevitabile e giusto che sia, ma perché l'uso e abuso delle loro citazioni è sfacciatamente strumentale al mercato politico di oggi. Cambiamo gioco perciò, e proviamo a immaginarci una storia al futuro anteriore rispondendo alla seguente domanda. Come li faremo, i conti con la storia, quando la cronaca di oggi dall'Iraq e dalla Terrasanta sarà diventata un pezzo del nostro passato? (cliccare sul titolo dell'articolo per proseguire la lettura)




author: Deli
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sabato, 29 maggio 2004,17:26

Pomeriggio
Certi pomeriggi del sabato (è difficile non essere leopardiana..) sono pomeriggi in cui un po' si lavora e un po' si perde tempo. Non fa né freddo né caldo. Leggo lavori di diploma resistendo al sonno. Devo inventare delle domande per la sessione d'esame della prossima settimana... aggh. Figli che circolano con morose al seguito. Radio che chiacchiera nel sottofondo. Dovrei pensare, produrre, argomentare. invece SLOIA, ovvero poca voglia di farne e lavoro nell'acqua bassa. Ho sempre da qualche parte un'Achiropita biotta che occorre decidere cosa se ne fa (lasciarla a casa? portarla in viaggio con Ondorco e 'tolo?) e una quasi dissertazione su seduzione, dittatura e collusione. Non prometto nulla, che qui con le promesse ci si impegna, anche se è "solo" un blog.

Vi penso ognuno alle sue faccende affacendato. E intanto un angolo della mente a questo spazio di racconto e presenza.


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giovedì, 27 maggio 2004,21:36

Fra le cose che faccio di mestiere, una è assistere a lezioni di insegnanti di materie professionali. Le materie possono variare da quelle classiche (umanistiche o di tipo scientifico) oppure essere attività di istruzione pratica in laboratori, o di teoria specifica ad alcune professioni.
Dunque quest'anno mi sono state affidate oltre che alcune persone che insegnano materie "classiche" anche: un istruttore di elettricisti (come si piega un tubo a caldo, come si monta un sistema elettrico, per esempio) un istruttore di meccanica d'auto (ho imparato finalmente com'è fatta la biella!) un istruttore di meccanica di veicoli agricoli (ce ne sono a decine, per chi non lo sapesse), un istruttore di falegnameria (è la materia in cui me la cavo meglio, devo dire) e infine, recentemente, una lezione su cosa occorre tenere presente per montare una gru (siete tutti invidiosi, lo so!)
E mi chiedo perchè diavolo non ho fatto la meccanica, di mestiere: mi sarebbe piaciuto un sacco :-)



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mercoledì, 26 maggio 2004,18:00
Il lavoro come valore da salvaguardare
Per una volta ospito l'intervento di un'amica che secondo me vale la pena di sviluppare (così posso continuare a far ronzare le mie idee nella testa finchè prendono forma)

Vorrei organizzare due giornate sul tema "il lavoro come valore da salvaguardare" (e non solo come contratto e salario) Qualcuno - il potere economico, la globalizzazione, uno schieramento incredibile di manager incapaci - sta demolendo in grande stile e in ogni campo il piacere di lavorare, sta cinicamente demotivando chi lo ama, il proprio mestiere. Piccoli e medi e grandi capi –superpagati, supervezzeggiati dal potere politico - che stanno sottoponendo i loro subalterni ( usano ancora questo termine, mica gli piace la paola “colleghi”) , ad uno stress crescente da iperlavoro, dentro uffici inquinati d’invidia e qualunquismo becero e ruffiano. Ma chi lo può fermare, questo demone,se non una forza compatta di solidarietà fra lavoratori di tutti i settori nelle piazze ? Contiamoci: almeno numericamente la forza sta dalla parte di chi sta subendo. Vi assicuro che io non sento altro, da qualche mese a questa parte: storie di persone demotivate, al limite della sopportazione. Qualcuno sta davvero già cedendo. Che cosa mi dite: i lavoratori scenderebbero in piazza, dimenticando le questioni sindacali storiche, per introdurre una lotta nuova e urgente, quella per il mantenimento di una dignitosa bellezza del lavoro? Incercadiutopie

 



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venerdì, 21 maggio 2004,20:16

La pietra è rifugio, simbolo e sentiero...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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mercoledì, 19 maggio 2004,22:28

Ho lavorato, scritto, letto, discusso, cenato e quasi lavato i piatti, pure spuntato i capelli (con relativo aggiornamento di gossip)
Adesso : RELAX!

 

 

 

 

 

 



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lunedì, 17 maggio 2004,22:13

Qualcosa da non scordare
A volte mi osservo mentre commento post inserendo paragrafi di pensosa tolleranza o tentativi di risposta a domande senza risposta razionale possibile. Una ragazzina me, quella che stava in piedi ad osservare il lago, al crepuscolo, mi interroga. "Come sei finita a dire cose come queste? Questa specie di saggezza che sembra una posa?" La ragazza con le angosce che non sapeva come salvarsi dall'incertezza e cercava la ricetta per la vita mi dice: "ma che ti credi di aver capito tutto ora?"
No. Capito no.


Per esempio quella volta che avevo 19 anni (1975) e lavoravo in un ospedale psichiatrico.
Reparto "stanzette". Erano piccole stanze, con porta senza maniglia all'interno e uno spioncino.Non venivano "quasi" più chiuse a chiave. Quasi. Compito dell'allieva infermiera: lavare "le donne", vestirle, fare i letti, dare i medicamenti e le colazioni, pulire, sistemare la biancheria, se avanzava tempo (quasi mai, si era in due per 30 "donne" con un'aiuto) far fare una passeggiatina a qualcuna.Dare il pranzo e così via.
Le "donne" arrivavano nel locale bagno la mattina presto, o le facevi alzare.
Senza abiti, una decina di lavandini. Una vasca da bagno al centro della sala.
Le "donne" venivano lavate una dietro l'altra, e quelle che necessitavano ricevevano un bagno. Non c'erano paraventi.
Lavavi, insaponavi, asciugavi. Da capo a piedi.
Poi andavi all'armadio dei vestiti e ne cercavi uno un po' carino (grembiuli a fiorellini e a righe, biancheria di cotone bianco) selezionando la taglia. Non c'erano vestiti privati. Pettinavi e accudivi. Imboccavi se era il caso.
Questo e altro.
Ci sono voluti anni perchè quel che contribuivo a fare si sollevasse dalla mia anima.
Che al momento era talmente offuscata da darmi una sensazione di intontimento.
È possibile, in piccola o grande parte, contribuire agli orrori, è possibile farlo senza rendersene conto, solo perchè tutti lo fanno.
Per questo ci tengo moltissimo a segnalare l'importanza dei piccoli orrori. Quello che la Harendt chiamava "la banalità del male". Da cui discendono gli orrori che tanto fanno rumore sui giornali.


















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domenica, 16 maggio 2004,11:33

Panni stesi al sole
Stendo i panni in camicia da notte, a piedi nudi, finalmente in giardino. Annuso la biancheria umida e penso al sogno di stanotte. Appoggiata con la fronte alla persona cui voglio bene, annusavo rassicurata la sua camicia a quadrettini (da ingegnere, nelle mie statistiche gli ingegneri hanno tendenza a camicie a quadri più o meno grandi). Poi passeggio per blog, poi ritorno a stendere. Mio figlio nella stanza di là. Rumori dei bambini di sopra. Vento che scuote le foglie dei cespugli di lamponi. Respiro bene, penso alle cose da fare ma non c'è fretta. Posso lasciarmi prendere dalla tranquillità di questa mattina.
E penso ai personaggi che mi attraversano: Achiropita che ha i miei piedi nudi e adora godersi quel che la natura gli propone. 'tolo che trasporta la mia serietà ingenua. Ondorco che cerca faticosamente di aprire gli occhi, e intanto ha fame. Lep-top, che ha studiato tutte le tecniche di saggezza orientale e adora lavare i piatti. ...sina che è presente con coloro che occorre ascoltare davvero. Sfirziola che mi ricorda sempre di non darmi delle arie. Poi personaggi occasionali, che si prestano al gioco delle parti. Ceree mi rende attenta alle sdolcinatezze. Che rovinano i denti. E Iorandui silenzioso mi sta sempre vicino. Attento a quando mi disoriento.
Ho i piedi nudi sull'erba, carezzo dei sassolini tiepidi.
Tesa ad accogliere lo spazio della possibilità.





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mercoledì, 12 maggio 2004,00:29

Al di là della finestra cosa si può trovare?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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venerdì, 07 maggio 2004,22:54

Saga di Iorandui, puntata 2 della nuova serie
Guardando meglio si vedevano un sacco di rane intorno alla ragazza. Lo stagno era relativamente piccolo (diciamo lungo intorno ai quattro metri e largo sette, giusto per gli amanti dei dati quantitativi) ed era sovraffollato di anfibi ed effimere (sapete, quegli insettini che vivono solo un giorno). Ai bordi vi erano degli ontani, e un lato aveva una piccola riva di ghiaia. Oltre alla ragazza... nessun altro.
"Dai... non avete caldo? E chiudete la bocca, che le effimere non sono buone da mangiare..." disse sogghignando Achiropita
(sono sicura che a qualche lettore questo nome non è nuovo. Inoltre che si chiamasse Achiropita lo si era scoperto qualche giorno dopo, ma non volevo tenervi sulle spine)
Ondorco aveva effettivamente caldo. 'tolo piuttosto sete. Era comunque il caso di fare una pausa. Bloccato con qualche pietra il carro che trasportava i libroni dei due, decisero almeno di accoccolarsi sulla riva, per vedere se si riusciva a capirci qualcosa, di quella ragazza.
Era un pomeriggio delizioso, un sole finalmente tiepido accarezzava il viso, un pochino di brezza facilitava la sonnolenza. Poi il cra-cra delle rane stava diventando quasi una cantilena, e la ragazza taceva.
Si addormentarono entrambi, di un sonno nutriente, abitato da elfi, fate e galline (sono insistente, lo so). Si svegliarono al crepuscolo.

"Il crepuscolo credo sia il momento migliore della giornata" esordì Achiropita.
Ondorco e 'tolo sobbalzarono, si erano dimenticati di lei.
Si sentivano benissimo ("giusto un po' di fame", pensò 'tolo. "solo che ci ho fame", pensò Ondorco).
La ragazza era sempre immersa nell'acqua. Delle ranocchiette giovani le saltavano intorno senza fare rumore (pochissimo). La salamandra sempre appisolata sul braccio sinistro. Cogitabonda cogitava.
"Ci siamo dimenticati di te, scusaci" esordì 'tolo. "Non è che avresti qualche cosa da mangiare?" precisò Ondorco, beccandosi un calcio negli stinchi da 'tolo.
Di nuovo la risata (come si fa a descrivere una risata allegra, rumorosa e liberatoria?) Achiropita rideva e le rane saltellavano.
"Certo che ho qualche cosa di cena... ma prima fate un bagno con me, dai, che mi sembrate proprio impolverati e stanchi"

Quanto alla stanchezza e alla polvere la ragazza non aveva torto, ma come scivolare nell'acqua senza imbarazzo?
"Poi quella lì, diciamolo, è nuda" sussurrò 'tolo al compare. Ondorco non si scompose: "Nuda lei, e noi si fa il bagno anche noi senz'abiti, cosa vuoi che sia?"
Detto da uno che non si era tolto la corazza da mesi, e che c'erano volute due settimane per togliergli l'elmo (purtroppo non ho sottomano foto di Ondorco senz'elmo) era quanto meno strano.
Fu la ragazza a toglierli dall'imbarazzo: con un guizzo si immerse e fece una nuotata più in là (vi prego non andate a verificare le misure dello stagno...) girando loro le spalle.
La tentazione era troppa. A questo punto sia 'tolo che Ondorco si liberarono dei vestiti e si lanciarono in acqua.
No, mica vero.
Ondorco entrò cautamente (era freddolosissimo senza armatura) per potersi adattare alla temperatura. A causa della sua massa, malgrado la lentezza le rane cominciarono ad agitarsi assai, e lo stagno si trasformò in un assordante gracidio.
'tolo invece non si decideva ad entrare. Quasi completamente svestito, se ne stava indeciso sulla riva a contemplare l'acqua e a controllare Achiropita che nuotava più lontano. Fu Ondorco che gli diede lo strattone decisivo e finalmente anche 'tolo era immerso.
L'acqua era fresca, non fedda. Verde come possono esserlo solo gli stagni in primavera avanzata. 'tolo e Ondorco cominciarono a giocarci, a rincorrersi, a spruzzarsi e a giocare con le rane. Dimentichi di tutto, nuovamente, in questo bagno inaspettato.
"Ecco, ora siete pronti per la cena" disse Achiropita.
Stavolta era fuori dall'acqua. In piedi sulla riva. Nuda.
'tolo chiuse gli occhi. Ondorco semplicemente non li aprì.
"Cosa pensate di fare; voi due?" Camminare con gli occhi chiusi potrebbe essere pericoloso"
Stranamente non c'era ironia, nelle parole della ragazza. Piuttosto un piccolo velo di tristezza.

Occorre osare guardare la bellezza.
Lasciarsene incantare.
Non nascondersela.
Non evitarla.

Era uno degli insegnamenti di Iorandui, si sovvenne 'tolo. Era uno degli insegnamenti di ..sina, si sovvenne Ondorco.
Dunque aprirono gli occhi.


































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