domenica, 28 agosto 2005,21:33


Si riparte. Da domani Archamps, in Francia, nei pressi di Ginevra,, per una settimana.
Il posto non è così naturalmente, ma da una stradina come questa mi piacerebbe inoltrarmi in questo autunno libro chiuso, di cui vedo solo i titoli, e nessuna idea della trama.
Bonnes choses à tous, à toutes

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giovedì, 25 agosto 2005,17:28


Pat Carra ha la leggerezza pensosa che ci necessita

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domenica, 21 agosto 2005,23:03

Contenere la rabbia, accogliere il dolore

L'altra sera ero a cena da amiche. Una di queste raccontava come 'lui' la facesse soffrire. Con rabbia e dolore.
Ed in effetti ne aveva tutte le ragioni. D'altro canto un paio di amiche del gruppo insistevano perché imparasse a 'stare da sola' invece di appoggiarsi al prossimo salvagente. E lei annuiva, acconsentiva, era d'accordo. Ma niente dentro di lei era in grado di contenere l'angoscia e certo le sagge parole non facevano altro che farla sentire in colpa. Alcune di noi tacevano. Difficile parlare quando vi è un sacco di gente pronta a dare buoni consigli.
Mesi fa ho litigato seriamente con una cosiddetta amica. Che al racconto di un evento difficile della mia vita si prodigava a dirmi cosa secondo lei era meglio o peggio fare.  Alla mia irritazione si è infuriata: 'cos'era l'amicizia se non poteva dirmi la verità?'.
La verità?
La verità (almeno presunta) la conoscevo benissimo. Ma non era certo quello di cui avevo bisogno.
Mi necessitava semplicemente condivisione. Spazio di parola.
Anni fa gestivo corsi per gruppi di familiari di persone depresse.  Oppure corsi per assistere malati gravi a domicilio.
Prima di dire quel che occorre fare, nell'uno e nell'altro caso, occorre prendersi il tempo di lasciare emergere. Rabbia e dolore.
Cioè racconti innumerevoli e ridondanti. Di quel che è successo, di come è accaduto, di quel che avrei dovuto. O che non avrei voluto. Di come non sia giusto. Di' comeèpossibilechesoloame?' e 'nonvogliononvoglionovogliononvoglio' e 'maipiùmaipiùmaipiù'. e umiliazione. e invidia. voglia di scappare. Ricerca dei colpevoli. Del colpevole.
Ancora anni prima lavoravo, come molti di voi sanno, in ospedale psichiatrico. A volte contenere il dolore, la fatica e la rabbia di un malato psichico sta nel saper accettare che per lui sei un angelo o un diavolo. Senza rimanere affascinata dall'una e l'altra immagine. Senza cadere nell'illusione che se io sono l'angelo e l'altro è il diavolo allora sono io davvero la buona. Spesso rappresentiamo parti che sono necessarie ad altri. Non dobbiamo dar  loro troppa importanza. Senza dimenticare   che ogni, ogni vissuto ha significato, va ascoltato. Anche se la comprensione a volte è solo accettazione di un senso che ci è sconosciuto. 
Ed in questi giorni mi chiedo spesso cosa si possa fare di fronte alla rabbia e al dolore di popoli che si combattono da così tanto tempo.
Le cui violenze subite sono innumerevoli e il conto dei soprusi reciproci è sempre in competizione: 'io di più, io di più, io di più!'
Io di più? Anche solo una persona assassinata, violata, reclusa ingiustamente, torturata, è già troppa.
Assistere al dolore e alla rabbia è faticosissimo. Stare accanto, ascoltare, esserci, senza entrare nel gioco del chi ha ragione, del di chi è la colpa.
Accogliere il dolore e la rabbia, senza farsi prendere dal desiderio di vendetta, dalla disperazione, dalla voglia di accusare.
Tenere, tenere, sinchè il quel crogiolo possa nascere qualcosa che non abbiamo scelto, non abbiamo condotto con la nostra presunta intelligenza e ragione. Tenere tenere tenere. Abbracciando senza condurre. Piangendo con, senza fuggire. Fidandosi non di qualcuno, di qualcosa. ma della capacità della gente di ritrovarsi, se qualcuno si trova con loro al posto giusto.

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sabato, 20 agosto 2005,11:13


Piove. Provo a fare gelatina di uva americana. Meglio mettere un golf per uscire. 
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martedì, 16 agosto 2005,21:55

Camminando a piedi

Sono giornate percorse a piedi: con calma, guardando il paesaggio delle ore. Del mattino, mentre alzandosi si scalda l'acqua del té e si gironzola per casa, raccogliendo oggetti sparsi. Scrivere poco, qualche appunto e di sogni eventuali. Aprire la finestra (fresco di notte tramutata in giorno) e mangiucchiarsi uno dei lamponi maturati, chissà come, nella notte. Annusare l'alloro. Forse va potato quest'anno.
In auto in ufficio, con una lista di cose da fare che si accorcia e si allunga. Ma metodicamente si depenna un punto e poi l'altro. Poca gente ancora: ci si può contornare di ticchettio di tastiera, e di letture riassunto. Si sa che dura poco, godiamocela. Ho persino telefonato in legatoria, che erano settimane che mi scordavo.
Verso sera si rientra. Separazione netta dal tramestio du travail. Sinché ce la faccio. 
Ritrovare casa come l'ho lasciata il mattino (si vede che la prole è in vacanza :-)

Ciondolare, fare nulla, appoggiarsi sul prato finché ci si sente di nuovo arrivate.
Poi si può di nuovo: cucinare, chiacchierare, guardare telegionali risolvendo esercizi di inglese (past continuos). Sbirciare tra le nostre publi-private finestre sul mondo. Sorridere.
Mi piacciono le giornate camminate a piedi.

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sabato, 13 agosto 2005,14:55

A coté du nid
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lunedì, 08 agosto 2005,23:43

Stupisce
Non so, a me pare la vita una cosa che ti stupisce. Non lo dico nel senso del meraviglioso. Ma proprio dell'essere stupito (che il termine si avvicina un po' a stupido in effetti. ma detto alla Ollio e Stanlio).
Che te ne stai lì e guardi gli avvenimenti come guardando dal finestrino di un treno. Avvenimenti buoni e cattivi. O anche solo quotidiani e casuali. O imprevisti. E ogni tanto ti sembra di coglierne una connessione. Poi di nuovo tutto è ricombinato e scombinato. Oppure lasciato lì. Come quella volta che ero sul treno da Oujda a Meknes. E dico a Jamal (era già passata un'oretta) "svegliami quando il paesaggio cambia". E lui "Bon, alors tu peut dormir jusqu'à la fin du voyage". A volte il paesaggio  è monotono.
Ma quando si attenua la voglia di cambiamento. Quando smette un po' quest'ansia che "succeda qualcosa". Allora guardi con una certa curiosità. Ti dici: dove porteranno queste giornate? Se non faccio niente per  condurle, le lascio lì, a scegliere la propria strada. Chissà. Allora lo stupore può prendere altre dimensioni. Come rivedere un posto che conosci benissimo dopo un'assenza di qualche giorno. Per un attimo lo straniamento ti permette di vedere oltre al  già risaputo. E ti stupisci.

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sabato, 06 agosto 2005,14:06

Sognato
Stanotte ho sognato un gabbiano che insistente picchiettava col becco sopra la mia spalla.

Va bene gabbiano, però sei un pochino importuno. Prima o poi cercheremo di intenderci. Intanto accontentati di un post.

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mercoledì, 03 agosto 2005,21:54
Succedersi
Non ha l'aria impegnata. Mi guarda e le scappa da ridere. Io mi faccio distrarre un sacco. Soprattutto c'è la ragazzina Ceree che mi impegna parecchio (problemi di identità e di tende colorate da appendere). Lei ha l'aria pacifica, di una che aspetta. Iorandui sorride. Dimenticavo: l'orso che si era aggiunto tempo fa alla comitiva ora si sta trasformando in un pescatore, assorto sulla riva est dello stagno. Mentre Sarita, la ragazzina di Napoli gioca a piattello coi sassi.
Vado a lavare i piatti, che tutta questa gente mi distrae.
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lunedì, 01 agosto 2005,09:12

Presenza
Sono settimane che cerca di attirare la mia attenzione, facendo sporgere gli alluci e le caviglie dalla pozza in cui abita.
Ieri si è sollevata con gli avambracci appoggiati al terreno e mi ha guardata.
Ha gli occhi verdi e sembra intenzionata ad uscire dall'acqua.
Non conosco ancora il suo nome.

L'immagine è di Nancy Scheinmann

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