domenica, 16 aprile 2006,19:32

Chi ha steso braccia al largo
battendo le pinne dei piedi
gli occhi assorti nel buio del respiro,
chi si è immerso nel fondo di una pupilla
di una cernia intanata
dimenticando l'aria, chi ha legato
all'albero una tela e ha combinato
la rotta e la deriva, chi ha remato
in piedi a legni lunghi:questi sanno
che le acque hanno volti.
E sopra i volti affiorano
burrasche, bonacce, correnti
e il salto dei pesci che sognano il volo.

(Erri De Luca) 

author: melusinach
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Commenti
#1   16 Aprile 2006 - 19:55
 
la poesia mi è arrivata in regalo da pochissimo...
Intanto io parto per qualche giorno. Bonnes choses à tous et toutes :-)
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#2   17 Aprile 2006 - 10:25
 
belle le orme nella sabbia...
buon tempo allora a te che parti...
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#3   17 Aprile 2006 - 12:18
 
Un saluto in ritardo ed un augurio di serenità e rinnovamento.
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#4   17 Aprile 2006 - 17:55
 
niente sulla terra
è più bello del mare
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#5   17 Aprile 2006 - 23:47
 
ciao mel
mics
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#6   18 Aprile 2006 - 11:42
 
E sotto l'acqua, sotto i volti, ci sono disegnate mani strane e piedi deformati, nuove pinne e altre persone, di facce più chiare e ampie dal sorriso muto. E l'ossigeno per un pò non manca, e per un pò è un'altra vita.
Ciao cara, buon viaggio e buon ritorno.
T
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#7   19 Aprile 2006 - 13:10
 
su, ora torna a casa che ho la nostalgia :)
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#8   19 Aprile 2006 - 22:13
 
vieni fai un salto da me, sembra che noi due siamo state affascinate dalle stesse sensazioni, questo mi regala un sorriso grande di tenerezza per te amica mia dolcissima....
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#9   20 Aprile 2006 - 20:16
 
tornata la fata melusina ? :)
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#10   21 Aprile 2006 - 01:14
 
Ma tutto questo tempo, dove sei stata???? :-)
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#11   25 Aprile 2006 - 20:49
 
Conosco questi versi, credo di averli letti, ma non so dove e quando. Ho cercato tra i miei De Luca, e non li ho ritrovati. Ma non importa. Ricordo che, immaginandolo pescatore di superficie, intendo dalla barca, mi chiesi cosa potesse mai saperne del fondo della pupilla delle cernie intanate. E dell’oblio dell’aria, momentanea prassi a cui va incontro ogni apneista. Per i quali tutto ciò è fuor di metafora, concretissima esperienza. Ne conosco uno che ha incontrato lo sguardo delle cernie, intanate e mezze fuori e tutte fuori, a migliaia. Dice sguardo, non pupilla. E lo dice perché per sparare era esattamente questo quello che doveva non considerare, altrimenti il dito sul grilletto s’irrigidiva, l’arma s’inceppava.
C’era Danilo Dolci, che aveva scritto "Forse anche i pesci piangono", bel titolo, che dà da pensare, soprattutto a un pescatore, gl’insinua quanto meno un fastidio nell’anima; ma Danilo Dolci era ghiottissimo di pesce fresco, lo vidi io comprarlo, scegliendo i pesci uno ad uno, con sapienza, e portarli al ristorante perché glieli cucinassero a sera. Io non l’avrei messo questo titolo: forse anche i pesci piangono, ma intanto me li mangio, oppure sparo. Il fatto è che se piangono i pesci, perché no le formiche? C’è da non spostarsi più dalla sedia. Era uno dei pensieri fissi di quel nazista che pianificò lo sterminio. La sensibilità ne combina di più grosse persino della coscienza.
Sono andato a ruota libera per arrivare al punto dei pesci che sognano il volo: ce ne sono che, oltre a sognarlo, lo spiccano. Si chiamano pesci-rondine, almeno da noi. Un giorno me ne arrivò uno in piena faccia, mentre navigavo su un gommone. Un dolore. Quello cadde in acqua e continuò il suo volo. Giuro. :-)
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